Se pensate che qualcosa possa andare bene, avete ragione

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Avete presente quando si inanellano una serie di cose che funzionano esattamente come avevate immaginato? No? Mi dispiace per voi. Dico sul serio, e non per spammare palta o farvi sentire più sfigati del necessario, lo dico solo perché sono più sorpresa del più sorpreso che leggerà questo post.

E non ho neanche la solita vena ironica che mi porterebbe a dire ‘mi dispiace per le sfigate (al femminile, le serpi generalmente sono donne) che mi hanno gufata fino adesso perché hanno fallito’. No. Non per carità cristiana – non ero in fila quando la distribuivano, come è noto – ma proprio perché non me ne potrebbe fregare di meno.

Out of the confort zone

Il punto è che stasera parlavo con la mia migliore amica e le davo una serie di aggiornamenti, ma man mano che raccontavo mi rendevo conto che stava succedendo esattamente quello che avevo sognato. E-sat-ta-men-te. Ma sono una bionda pensante, mannaggia a me. Non potevo essere una bionda cretina, per esempio? No. In effetti le bionde cretine devono essere molto, ma molto più gnocche di me. Oddio, conosco fiumi di more cretine e anche bruttarelle, in effetti. Chissà perché alle more viene concesso di essere brutte e cretine e a noi bionde no. Ma torniamo a noi. Sono pensante, dicevamo. Quindi mi sono chiesta perché cavolo fino ad un certo punto sembrava di essere sul set di scherzi a parte versione bastarda, e all’improvviso sono successe cose che non immaginavo. Anzi, proprio quelle che immaginavo, ma solo quando ero da sola, di notte, in silenzio. I segreti che condividi solo con la notte, ma che non immagini che vedrai allargarsi e arrivare anche di giorno.  Cosa può essere cambiato? L’unica cosa che mi viene in mente è che è cambiato il mio atteggiamento. Dicono che forse ad un certo punto hai preso troppe botte dalla vita e decidi che non ti interessa nemmeno più lottare. Ma non è il mio caso. Forse cambi strategia e provi nuove strade, ma nemmeno questo è il mio caso. Forse ti tolgono tutti i punti di riferimento e ti trovi senza un punto fermo nella vita e l’Universo diventa il tuo unico punto fermo, ed è a quel punto che le cose cominciano a girare naturalmente, quindi bene. Ecco, direi che così ci siamo.

Questo significa, sostanzialmente, che se la smettiamo di intestardirci sulle cose e viviamo la vita più semplicemente, con un sorriso, funziona tutto molto meglio?

Sì, suona bene. Credo di aver trovato la soluzione. Credo che questo sia il motivo. Ricapitolando: quando le cose ci vanno male siamo noi ad incasinarci la vita e a boicottarci, e quando la smettiamo di cercare di indirizzare la nostra esistenza verso quello che dovremmo fare invece che verso quello che ci rende felici, la ruota inizia a girare per il verso giusto. Semplice, no? Molto. Così semplice che lo insegno da 10 anni. Perché il vero turbamento di tutta questa faccenda, porca di quella puzzetta, è che sta succedendo esattamente quello che ho sempre insegnato ai miei ragazzi. Io entro in aula e cerco di spiegare loro che possono costruire il loro futuro. Che le cose possono cambiare, ci devono solo credere. Poi funziona davvero, ricevo non so quante mail di ringraziamento; e ogni volta mi dico ‘wow, funziona. Chissà come si fa a passare dalla teoria alla pratica, perché a me sta andando tutto da schifo’. Oddio, io sono sempre un po’ melodrammatica in stile comico tardo rinascimentale, ma di fatto ho vissuto cose che non auguro al mio peggior nemico. Ecco, magari a un paio di stro… No, non casco nella trappola. Non lo auguro nemmeno a loro. Per essere così ci deve già aver pensato l’Universo.

dreamers

Quindi, tornando a noi, una mattina ti svegli e ti succedono cose che ti destabilizzano. E quasi quasi ti fermi a pensare che forse eri più a tuo agio quando navigavi a vista nella palta e cercavi soluzioni. E invece di farlo, ti rendi conto che quella è la tua confort zone, che ne hai parlato centinaia di volte ai ragazzi e che nel momento in cui la riconosci significa che ne sei uscita e hai trovato la giusta dimensione. E non ti viene nemmeno di pensare a come potrebbe essere se andasse male, perché è come se fossi partita con un biglietto di sola andata per la vita che vuoi. Poi c’è anche quella cosa che ti hanno raccontato tutti e che tu hai insegnato a tutti: quando capisci che quello che stai vivendo è il tuo sogno, non puoi cambiare strada. Non puoi scegliere, non puoi razionalizzare. E soprattutto, non vuoi un piano B. Se ce l’hai, lo cancelli. Perché se hai in mente un piano B, stai già pensando al da farsi in caso di fallimento, e tu il fatto che non possa andare bene non lo prendi nemmeno in considerazione, perché quando ti batte il cuore così non puoi prendere in considerazione niente di diverso.

Un po’ come le frasi dei baci Perugina, solo che ce le hai nel cuore. No, dai. Quest’ultima frase la bocciamo, sembro veramente uscita da un cioccolatino.

Speriamo almeno che sia fondente.

cuore di cioccolato fondente

PS: Non sono impazzita, non rischio di gufarmi. Quello che è successo adesso è mio e nessuno me lo potrà mai togliere. Ma magari serve a qualcun altro, in bilico tra il pensare che possano succedere cose belle o temere che vada tutto male. Suggerisco di focalizzarsi sulla prima ipotesi. Buona fortuna.

 

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Tutta colpa di iTunes

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A me della mia nuova casa piace tutto. Tutto. La guardo e sorrido, mi sento a posto. Se non fosse banale direi che qui mi sento a casa. Chi si innamora dei luoghi può capirlo. Mi sembra di vedere tutto con occhi diversi, sembra tutto bello. E non è uno di quegli innamoramenti che non vorresti uscire mai, no. Esco sempre volentieri, perché tanto so che torno ed è ancora la mia tana. Apro la porta e sento l’odore di casa, mi sento a casa già dalla portineria, da quando entro e vedo quelle macchiette rosse sulle piastrelle che mi sono sembrate dei cuori dalla prima volta che l’ho vista. Continua a leggere

Mai fidarsi di un campanile.

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“Non è che le campane suonano alle 8 del mattino?” “Si figuri, credo che siano addirittura in disuso…”

Non ho ancora deciso se chiamare questo post “premonizioni di una biondina” o “tacistupidabiondina”, tutto attaccato che non si deve prendere fiato; di fatto un bel tacer non fu mai scritto, e io sembra che non riesca a ficcarmelo in questa buffa testina bionda. Avrei voluto dire “tra questi ricci biondi”, ma poi avrei dovuto svelare l’arcano. La gente pensa che io abbia i capelli lisci, e io faccio di tutto perché lo credano. Ho sempre amato poco la cascata di ricci naturali, sembro… sto divagando.

Le campane, dicevamo.

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Il bene vince sempre sul male, parola di cipolla.

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Ma la cipolla andrà sbucciata o tagliata in due così? No, non sono diventata una nuova fan di Masterchef. Che poi, gente che non ha mai preso in mano un cucchiaino da caffè e all’improvviso si mette a fare le magie culinarie proprio non si può sentire. A parte il fatto che il massimo che riescono a fare, in realtà, è scrivere “amo Carlo Cracco”. Con che criterio, poi? E’ antipatico come un’alga wacame nei denti quando sei a cena con il cliente più importante (mai andare al giapponese con un cliente, mai), è maleducato e arrogante. Ma arrogante brutto, non di quelli simpatici o sexy. No no, proprio quegli arroganti che non sai bene se scaraventargli addosso una pentola di spaghetti scotti o guardarlo, sorridere e rifarti la manicure mentre ti urla contro di tutto e di più. Ma come si permette di prendere i piatti, lanciarli a destra e manca gridando ‘questa roba fa schifo’? Ripensandoci, meglio l’opzione spaghetti scotti, prima della manicure.
Ma io non volevo parlare di questo. Continua a leggere

Blondienella, ti aspettiamo a Natale?

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Ci risiamo. Che una ci prova anche a far finta di niente, ma non c’è né modo né verso: quando arriva non puoi ignorarlo. Puntuale come un orologio svizzero, il 25 dicembre di ogni anno il Natale si ripresenta; e come se fosse una festa a sorpresa noi tutti iniziamo a panicare l’8 dicembre e fino a gennaio non c’è verso di riprendersi.

Ma non è l’unica cosa che si ripropone a mo’ di peperonata, come ogni anno ci sono due cose puntuali come la chiamata dell’amica logorroica mentre stai uscendo per il primo appuntamento con il tizio che hai sognato per mesi e tu non hai ancora nemmeno lavato i capelli: il pranzo con la famiglia e gli articoli sul Natale dei single. Cominciamo dalla fine, capirete poi il perché. Anche quest’anno, fiumi di parole sul triste Natale di chi è solo. Non banalizzerò l’argomento descrivendo la solitudine di chi ha l’altra metà ma preferirebbe avere uno swarovski in un occhio, affronterò l’argomento in modo obiettivo e neutro: il mio.

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Quando decidete di non fare figli, decidete anche di non fare nipoti…

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Sono le nove. Scrivo il pezzo per domani, chiudo le rubriche, passo la staffetta al direttore, mi doccio e vado alla festa. Per mezzanotte dovrei riuscire ad essere fuori, mezzanotte e mezza ci sono. Whattsapp ‘biondina come sei messa? A che ora ti palesi?’ ‘Un’oretta e arrivo.

Falsa come i capelli della Barbie, ma tanto i miei amici lo sanno che sono sempre in ritardo. Se avessi detto la verità sarebbero iniziate le menate ‘è tardi, domani si lavora, non puoi sempre arrivare a notte fonda, bla bla bla’. Un’oretta funziona sempre. Alle 10 dirò che sto chiudendo il pezzo, alle 11 che sto passando la staffetta, a mezzanotte che sono pronta. Fa niente se mi sto ancora asciugando i capelli, dieci minuti in più non faranno la differenza.

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L’ultima impressione è quella che conta.

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Niente, stanotte proprio di dormire non se ne parla. Visto che il sonno ha deciso che il percorso della reincarnazione lo fa al contrario, è passato direttamente alla forma di vita precedente e si è impossessato del corpo della mia westie, che dorme praticamente 22 ore al giorno. Le altre 2 le passa giocando con la palla. E a tal proposito aprirei una parentesi, che lo so che per voi non è una parentesi perché non sapete di cosa sto per parlare, ma per me lo è. La parentesi, dicevamo. Ho pensato di scrivere un post sull’invidia; che non è questo, ovviamente. Però parlando di Miss Mills (la sopracitata westie) mi è venuto in mente che non è vero che io non sono invidiosa, e non è vero che non sono una wannabe. Sono invidiosissima e sono una wannabe Missy. Perché dicono tutti ‘vita da cani’, ma io farei cambio in questo preciso istante. Mangia, dorme, gioca; non ha un solo pensiero o una preoccupazione. Oddio, non fa mai sesso. Ecco, questo è un buon punto su cui riflettere. Chiudiamo la parentesi, ci penseremo un’altra volta.

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Scappare non serve a nulla. O forse sì.

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Nella vita la coerenza è tutto, l’ho sempre detto. A me le persone che dicono o pensano una cosa e ne fanno un’altra non piacciono. Non sono affidabili, che diamine!

Tipo le biondine che criticano l’idea di partire per fuggire da qualcosa e poi comprano un biglietto per Roma quando non capiscono più bene cosa vogliono dalla vita. Ecco, quelle.

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Le notti in cui ‘come se non ci fosse un domani’…

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Ora, vi direte voi, una che scrive per lavoro tutto il giorno, perché mai dovrebbe avere un blog?

Ottima domanda, direi io. Solo che una che scrive per lavoro quando ha finito di fare quello per cui la pagano, smette di scrivere. Una che scrive per passione, non smette mai. Non ce la fa, è più forte di lei. Specie quando ha una roba che le gironzola tra pancia, stomaco, testa e cuore e non riesce a tirarla fuori. Allora che fa? Lavora. E non serve. Legge, esce, organizza riunioni, stende programmi, si porta avanti, risponde alle mail. E poi arriva lei. Inevitabile, puntuale, inarrestabile. No, non è la morte. E’ il contrario: è la notte.

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