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I proverbi dei vecchi sembrano sempre senza senso, invece un senso ce l’hanno sempre. Tipo quando dicono che devi girare il mondo per essere felice di essere a casa tua, cioè il luogo da dove sei partito. Ulisse ha fatto un casino che ci raccontiamo da 3000 anni (cento più, cento meno) per tornare a Itaca dove aveva lasciato tutto quello che contava per lui, io ho fatto un viaggio durato 12 anni per tornare al punto di partenza.

Curioso che io abbia citato Ulisse così, d’istinto. Le tappe del suo ritorno sono 12. Come gli anni passati per tornare a casa. Back to basics. L’ho scritto qualche mese fa, quando ho capito dove ero stata e dove stavo tornando. A casa.

Ma andiamo per punti.

Ho sempre pensato – e dichiarato – che il mondo della moda fosse troppo superficiale per una persona snob come me. Fino a quando ci sono arrivata, per lavoro, in punta di piedi e senza fare troppo chiasso. Strano per una che riesce a far casino anche quando è zitta e ferma. Ma sono andata a finire esattamente dove mai avrei voluto essere. Non benedirò mai a sufficienza quel momento, perché è esattamente dove mai pensavo di andare che ho trovato quello che non pensavo di trovare. Nel mondo frivolo per eccellenza ho trovato persone che mi hanno ricordato quello che vale per davvero. In mezzo a un mare di niente, ci sono loro. C’è la tua Amica Ilaria, finta cinica incazzosa che odia il mondo e i cliché, anche quando diventa bionda perché così ‘puoi giocare meglio a fare l’oca, e ti notano tutti’ (grazie Ila, pensa che io ci gioco così bene dalla nascita che quasi quasi ci credo anch’io…). La Ila, conosciuta tra un after e un aperitivo, con la quale hai condiviso campagne elettorali, eventi, natali meneghini e improbabili uffici stampa e che oggi fa finta di avere bisogno di una mano quando ti sente giù e ti si piazza davanti col suo Mac a darti una mano a scrivere quelle cartelle stampa che non esisterebbero senza i momenti in cui ti soffia vento nelle ali. C’è Sergio, che ha reagito agli attacchi con il sorriso e la grinta che solo un’anima pura può avere, e che continua a rispondere ‘meno male che è andata così, altrimenti io non avrei avuto il coraggio di seguire il mio sogno’ e che ti viene in mente ogni volta che pensi di essere una pazza visionaria. C’è la Manu, che mentre creava il suo blog leggeva il tuo e ti scriveva messaggi di incoraggiamento riempendoti di complimenti, senza sapere che chiunque altra avrebbe sparato a zero solo per il gusto di non vederti crescere, pensando che non facendo crescere te sarebbe cresciuta meglio lei. Ecco, fermiamoci un secondo sulla Manu. Mi sono chiesta spesso come facesse a vedere sempre qualcosa di carino negli altri. Poi ho capito: lei ha un sacco di cose carine, diciamo pure meravigliose, dentro di sé. Ecco come fa. Perché se è vero – ed è vero, credetemi – che noi vediamo solo quello che abbiamo dentro, mi sembra più che chiaro che lei abbia dentro non il sole e basta, ma l’intero arcobaleno. Allora ho fatto come gli scimpanzé (poca ironia, li ha usati anche Giacomo Rizzolatti negli esperimenti alla ricerca della prova dell’esistenza dei neuroni specchio, che confermano scientificamente l’empatia. Studiate, tsè!) e ho iniziato a seguire l’esempio pedissequamente. All’inizio ho fatto fatica, quasi non ci credevo io stessa. Poi mi sono ricordata. Ma non così, all’improvviso. Ho dovuto prima ammettere, chiacchierando con la Ila, che in questi 12 anni avevo indossato una maschera assurda. Che avevo assunto comportamenti talmente falsi che mia madre non avrebbe riconosciuto, e che forse non avrei nemmeno avuto il coraggio di raccontarle. Ho dovuto poi passare attraverso lo sguardo della Chicca, che davanti ad una delle nostre ‘birrette’ (diciamo sempre così, poi non ci alziamo dal tavolo del Janga se non abbiamo bevuto almeno 4 spritz a testa) mi ha guardata e mi ha chiesto “Pis, ma da quando?” mentre cercavo di raccontarle a cuore aperto quello che stavo combinando in una situazione che mi stava parecchio a cuore. Ho dovuto rischiare di perdere qualcosa a cui tenevo davvero, prima di capire chi fossi. E dove volevo tornare. Un pomeriggio chiacchieravo con due amici; parlavamo di rapporti tra uomo e donna. Sono stata zitta, i loro mi sembravano discorsi troppo personali. Fino a quando non ce l’ho fatta e ho reagito in maniera istintiva (strano…). ‘Disprezzo profondamente le donne che si abbassano a desiderare gli uomini delle altre, per il semplice motivo che non si reputano all’altezza di avere un uomo per sè. E se non si reputano loro stesse all’altezza, perché mai dovrei farlo io? Non posso considerarle mie pari, se prima non lo fanno loro”. Ecco. Il velo. I veli si squarciano così, all’improvviso. Lo dico sempre. Mi è venuto in mente che l’unica volta che ho desiderato un uomo che era già impegnato, ho fatto di tutto per allontanarlo da me. Non mi sarei mai potuta perdonare il fatto di essermi intromessa in un rapporto esistente. E più lui si avvicinava, più io lo allontanavo.  Perché non avrei mai saputo se quello che avevo fatto io sarebbe stato poi quello che avrebbero fatto a me, perché non avrei mai avuto la certezza che era me che voleva, perché non avrei mai potuto dormire serena. Perché sapevo di valere molto di più, e volevo tutto. O niente. E desiderare l’uomo di un’altra per me è niente. Se fosse stato suo, doveva restare con lei. Altrimenti sarebbe venuto da me spontaneamente, senza nessun intervento da parte mia. Ecco, così. Tutto o niente. Senza compromessi. Back to basics. Sono tornata a casa dopo un viaggio durato 12 anni quando ho capito di valere così tanto da non aver bisogno di accettare compromessi. Quando ho accettato che l’Universo mi indicasse il cammino per tornare a casa attraverso i sorrisi di Sergio, le parole della Manu, l’Amicizia della Ila, le chiamate fiume con Vale, i cda con Giorgio, le meditazioni di Max, gli scazzi con Hande, un confronto lungo 20 anni con la Ele, la presenza amorevole di Andre, i consigli di Andre (il mio amico immaginario), la Tegas, i messaggi di Ramona e tutti quelli che magari con una frase mi rimettevano – inconsapevolmente – in carreggiata. E quello che vedo la mattina quando apro gli occhi, mi porta ad una sola considerazione: che figata!

In definitiva, diciamolo: la moda è proprio un gran bel mondo.

PS – Il giorno del mio 8° mesiversario, la mia mamma scriveva sul suo diario: “Sabrina è intelligente, prepotente, volitiva.” Me lo ha ripetuto con un sorriso per 33 anni, poi se n’è andata. Non sono bastati 12 anni per scordarlo. Grazie, mamma.

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