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Non ci sono più gli uomini di una volta. E’ un tormentone, dura da anni e si ripresenta puntualmente in determinati periodi dell’anno; l’estate, per esempio. Come “non ci sono più le mezze stagioni” è la frase tipica di primavera/estate e “la neve è bella ma non a Milano” d’inverno.

Ma come ogni detto popolare, anche questo – purtroppo – poggia su un principio di verità; gli uomini, intesi come maschi adulti dominanti, protettivi, intraprendenti, decisi, coraggiosi, eleganti e cavalieri, non esistono più. Sono una razza in via d’estinzione, i rari esemplari avvistati nell’ultimo ventennio o sono una leggenda oppure sono già impegnati con donne alla loro altezza.

Com’è potuto succedere? Perché? Ma soprattutto, quando? Dove eravamo, perché non lo abbiamo impedito?

Credo che tutto abbia avuto inizio negli anni sessanta,
quando la donna ha avuto la possibilità di usare un contraccettivo sfuggendo dal ruolo tradizionale di ‘fattrice’ per diventare una persona che poteva gioire della propria sessualità avendo la possibilità di scegliere.

Il decennio successivo, con il ’68 e le sue rivoluzioni, è noto a tutti, ma penso si debba arrivare agli anni 80 per vedere i primi reali cambiamenti nella società. Le donne iniziano a lavorare con ruoli di maggior rilievo, lavorano per l’indipendenza, economica e non. Viaggiano, seguono la moda, privilegiano la cultura e gli amici. L’Amore, la famiglia, i figli non sono più la priorità. E’ la prima generazione a mostrare i risultati delle rivoluzioni sociali del ventennio precedente; come ogni rivoluzione ha portato moltissimi benefici e come ogni grande cambiamento ha portato ad effetti collaterali imprevisti.

La struttura sociale, dagli anni 80 in poi, assume una connotazione completamente diversa dalla precedente: le donne cominciano ad avere molti più partner, a fare l’amore prima, a diventare da preda a predatore.

E gli uomini?

Continuano nel loro tran tran dettato dalla tradizione fino ad un certo punto. Poi si accorgono che qualcosa è cambiato e non riescono ad adeguarsi al cambiamento, per loro repentino. Non avendo vissuto le frustrazioni delle generazioni femminili passate, non avendo subito le ingiustizie sociali e la sottomissione, non hanno avuto il tempo di concepire il cambiamento, farlo crescere in un periodo di gestazione e poi farlo proprio dopo averlo metabolizzato. No, loro se lo sono trovati così, tra capo e collo. E non sono stati all’altezza di reagire prontamente, ammettiamolo. All’inizio non hanno avuto il
tempo di elaborare la strategia e hanno subito divorzi, tradimenti, competitività e ogni altra aggressione femminile. Poi hanno capito: non bisognava morire per andare in Paradiso, gliel’avevano portato le donne sulla terra, direttamente a casa loro.

Proviamo a guardare un po’ questa ‘evoluzione’ con occhio critico.

Oggi la donna ha l’indipendenza economica. Bene, così può pagarsi da sola le bollette, la spesa, la macchina, la casa, i vestiti, i viaggi e il cinema. Se è single, va ancora bene. Ho appena parlato con la mia amica Giulia e ho scoperto che per il suo bambino spende – solo di asilo e di tata – 1500 euro al mese. Poi c’è la spesa, le bollette e tutto il resto. Immagino una famiglia con due figli, temo sia scontato che lavorino entrambi i genitori. Una scelta? Mi sembra più un obbligo che altro, ma passiamo oltre.

Le donne hanno l’indipendenza sessuale. Ottimo. Questo significa che possono saltare di fiore in fiore comedovequando vogliono. Peccato che poi quando tornano a casa la sera vorrebbero un uomo che le ascolti, che si racconti, che le consigli e le consoli negli attimi di sconforto. Per quello ci sono gli amici, certo. Che man mano si fidanzano, si sfidanzano, si sposano; hanno una loro vita. E le donne cambiano assetto di volta in volta. Le più fortunate hanno una famiglia e trovare riparo tra le loro braccia, come da bambine (ma come, non era una lotta per emanciparsi?). Le altre si arrangiano e imparano a parlare da sole. O a scrivere qualsiasi cosa su facebook e non so cosa sia peggio. Forse è meglio

parlare con il ficus, almeno si preserva la dignità.

Dignità, bella parola. Persa anche quella. Le donne corteggiano, supplicano, si rendono disponibili, fanno le superiori per poi piangere di notte nel letto, mostrano ogni singolo millimetro quadrato della loro pelle su ogni social network pur di raggranellare le briciole necessarie a sfamare un ego distrutto. Ma poi c’è la vita vera, quella dove non possono nascondere la verità: sono sole, tristi, sfiduciate.

Gli uomini? Sono in paradiso, dicevamo. Un uomo single ha più proposte da donne single, impegnate, adulte, adolescenti, giovani, meno giovani, bianche, nere ecc di quanto non ne abbia mai avute nei secoli. Se poi è belloccio, duplicano le possibilità. Se ha anche uno status sociale (leggi: denaro) appetibile, si decuplicano. Più invecchia, più è ricercato. Perché dovrebbe preoccuparsi di riprendere il suo ruolo sociale? Perché dovrebbe mettere la sua donna, la sua famiglia al primo posto quando può vivere giocando senza la minima preoccupazione dato che pensano a tutto le donne? Ecco che troviamo il maschio tipico dei giorni nostri: egocentrico, egoista, superficiale, insicuro. Vive flirtando, le sue priorità sono: lui, se stesso, il suo lavoro, le sue esigenze, le sue abitudini, i suoi bisogni. Quando si fidanzano lo considerano un premio e hanno anche il coraggio di dire che la loro donna si deve considerare una privilegiata, perché lui ha scelto lei. E la donna cosa fa? Paradossalmente non gli ribalta addosso il servizio di piatti e se ne va. No, lei sorride. Forse perché in fondo sa che lui ha ragione. Le donne hanno talmente perso l’identità che oramai sono tutte uguali. Si dichiarano tutte uniche, speciali, favolose; ma dentro sanno che non è vero. Non avrebbero il coraggio di lasciare una preda ambita, di scegliere di stare sole piuttosto che accontentarsi. Sulla carta sì, tutte. La generazione passata l’ha fatto e lo continua a fare. Le nuove generazioni hanno visto le loro mamme invecchiare da sole, mentre i loro padri si risposavano con donne più giovani e abili e si sono rese conto che questa indipendenza è costata cara. L’abbiamo dovuta pagare dando indietro il Maschio e prendendo in cambio dei bambini usa e getta.

Finisce così? Spero di no.

Spero che ci siano ancora donne in grado di cambiare il mondo. Di mantenere i diritti sacrosanti (il voto, la possibilità di lavorare, la possibilità di scegliere) senza sacrificare la propria femminilità, senza più svendersi, ridando al Maschio la possibilità di essere Uomo. Perché, sotto sotto, secondo me è quello che vogliamo tutti.

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