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Ma io mi domando: si può regalare un libro che si legge tutto d’un fiato, o per citare l’autrice ‘in un “sorso” come un cocktail fresco’ a una insonne dalla nascita? La risposta, ve lo dico subito, è no. Non si fa, non è corretto.

Che poi potremmo iniziare a disquisire sulla definizione: un cocktail si beve in un sorso? Secondo me sì ed evidentemente anche secondo Serena, visto che l’ha scritto. Saremo le uniche due che bevono un vodka tonic in un sorso, le signorine bene educate normalmente lo sorseggiano e lo fanno durare un’eternità. Non divaghiamo. Il libro.

Sono quasi le 3 del mattino, la giornata sta finalmente finendo. O perlomeno questo è quello che penso, illusa biondina. Saluto il Direttore con il quale ho definito la linea per la prossima settimana (sì, alle 2 e mezza del mattino. Prima è impossibile parlargli…), metto in carica i telefoni, chiudo le finestre, spengo il Mac, prendo l’acqua per la notte. Poteva andare tutto liscio, potevo infilarmi nel lettone e addormentarmi con un sorriso. Ma no, l’imprevisto non può mancare. Squilla il telefono (Sì, alle 3. Per me è normale, sono insonne e lo sanno tutti. Il mio amico mi deve raccontare di cosa farà l’indomani a Parigi. Raccontarmelo dopo non avrebbe lo stesso sapore), allungo la mano sulla scrivania per prendere il telefonino e urto un libro facendolo cadere. La copertina mi riporta indietro nella giornata.

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Per una serie di casi quel pomeriggio mi ritrovo al Macef. Miracolosamente, direi quasi, visto che ho sbagliato strada 3 volte, ma alla fine ci arrivo. Mi viene a recuperare Andrea in compagnia di Fanny, deliziosa designer di gioielli che sembra uscita da un libro di fiabe e che meriterebbe un post a parte. Ma con tutto quello che sta succedendo in questi giorni dovrei scrivere un romanzo… Non divaghiamo. Macef.

Gironzolo tra gli stand, mi annoio, chiacchiero con Andrea e, stranamente, ad un certo punto mi perdo nel padiglione. Decido di lasciarmi portare dal caso e ritrovo lo stand dove Fanny espone le sue creazioni. Mi siedo a chiacchierare e dopo poco si unisce a noi una sua amica, che sta esponendo una sua collezione nello stesso stand. Ci presentiamo sorridenti e distratte e iniziamo a chiacchierare. E’ strano come alcune donne riescano ad entrare nel vivo della conversazione immediatamente. Due V12, da 0 a 100 in 3.9. La tizia mi guarda e mi dice che è un periodo strano, succedono cose che non capisce e che sono straordinariamente belle o estremamente brutte; le rispondo che sono nella stessa situazione ma che sono certa anche la cosa peggiore nasconda qualcosa che merita di essere vissuto e scoperto. E’ un attimo, iniziamo a raccontarci. Tra una chiacchiera e l’altra le racconto di un libro che mi è caduto in testa qualche giorno prima, probabilmente per portarmi un messaggio che però mi è sembrato fuori tempo massimo, ma visto che ho un amore viscerale per la lettura…. “Tu leggi tanto? Che bello! Aspetta, ti faccio un regalo!” Sorrido, trovo che sia un pensiero molto carino. Prende il libro, lo apre per scrivermi una dedica e mi chiede “scusa, come hai detto che ti chiami?”. Ne ero certa, non abbiamo ascoltato i nomi. ‘Sabrina. Mi chiamo Sabrina’. Non ho il coraggio di dirle che non ho idea di come si chiami lei. Prima o poi qualcuno pronuncerà il suo nome, no?  Scrive la dedica, mi allunga il libro. Sorrido, ringrazio e lo appoggio davanti a me. Continuano le chiacchiere: le coincidenze, i bracciali, il caso, gli amici. “Mi sembra di conoscerti, sai?” Annuisco, è tipico di noi donne pensare di conoscere una persona quando ci troviamo a nostro agio. Scopriamo di essere state allo stesso evento un mese prima, di fare lavori simili, bla bla bla…. Lo sguardo cade sulla copertina del libro. Diario di una hostess, si intitola. Autore: Serena Fumaria. Trasalgo, lancio quasi un urlo. ‘Serena!’ Mi guarda aspettando di capire. ‘Sono Sabrina!’. Non so come, ma ha capito. Subito, sono bastati i due nomi detti e ascoltati. Serena e Sabrina.

Qualche mese prima stavo cercando una designer per un’amica giornalista. Un’amico comune, di cui ho scritto e scriverò e che entra perfettamente nel quadro delle coincidenze – Myko Amo – mi scrive un messaggio dicendomi ‘chiama questo numero, è della mia amica Serena. Ha una collezione bellissima ed è una persona fantastica. Vi adorerete!”. La chiamo e cominciamo a chiacchierare e a raccontarci. Messaggi, foto, condivisioni. Senza vederci né incontrarci mai, troppo incasinate per riuscire ad incrociarci. E adesso eccola lì, seduta a fianco a me che mi regala un libro che ha appena pubblicato. Strana, la vita.

Prendo il libro e decido di darci un occhio. Veloce, che è ora di dormire. Non l’avessi mai fatto…. Serena è coinvolgente tanto di persona quanto nella lettura. Comincio a leggere di Alice, la protagonista del libro, che fa una vita tanto simile a quella che ho fatto io, ma da passeggera. Perché Alice è un’hostess. Ma ha un amico gay, che mi ricorda tanto il mio, e ha una vita incasinata, che mi ricorda tanto la mia in un certo periodo. Solo che vive una storia d’amore fuori dagli schemi, e io sono una donna… più curiosa di un gatto. Non riesco a smettere. Sono le 4, mi alzo e vado a fumare una sigaretta. Meglio mettermi sul divano, fumo l’ultima e leggo un paio di pagine, poi vado a dormire. Alle 5 capisco che Marta, la migliore amica di Alice, ha un problema. Alle 5,30 lo capisce anche Alice. Alle 6 ho finito di leggere ma il sonno è un lontano ricordo. Mi ha talmente coinvolta che mi sembrava di far parte del team, vorrei prendere il telefono e chiedere a Serena com’è andata a finire, se stanno tutti bene, se la storia è andata avanti… Perché i libri scritti con il cuore sono così, ti tirano in mezzo. Ti sembra di esserne parte, di vivere la storia con un gruppo di amici. Mi addormento con il sorriso che ti regala una serata con gli amici. Appena sveglia le scrivo un sms: ‘Ho dormito 5 ore, sentiti in colpa. Il tuo libro è meglio di una seduta dall’analista ;)) grazie per avermelo regalato, mi è piaciuto veramente molto. Buona giornata’.

La sua risposta? “Grazieeeeeeeee!! (omissis) posso usare il tuo sms da mettere sulla pagina di Fb?”

Adoro le persone che chiedono il permesso di condividere un tuo pensiero. Mi danno la sensazione di entrare nella tua vita in punta di piedi.

Certo che puoi. Io adesso scriverò un post e non ti chiederò il permesso. Ma tu sorriderai, lo so.

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