Io non lo so se questa storia che le bionde non sono sveglissime sia vera. Perché lo dicono tutti, ma poi mica c’è una prova scientifica. Secondo me è un po’ come la volpe e l’uva, tutti vorrebbero essere biondi e allora dicono che noi siamo scemi. Siamo solo speciali, come tutte le minoranze etniche. No, ok. Detto così fa scemo. Insomma, fa niente.

Di fatto, io sono bionda e non particolarmente sveglia. Inutile nascondersi dietro un filo d’erba, sembro sempre in grado di risolvere il mistero irrisolto del salto quantico con cuffia antitellurica e poi mi perdo in un bicchier d’acqua. Ecco, esatto. Mi perdo proprio.

Perché magari come stamattina esco a fare un giretto con Miss Mills e mi dico ‘non prendo la borsa, metto chiavi e iPhone in tasca. Tanto faccio solo il giro dell’isolato’. Già. Una mente preparata avrà già capito che ‘non prendo la borsa’ significa: esco senza soldi. Tanto mica devo andare a fare shopping, faccio solo due passi con la cucciola. Già.

Sarà stato il sole, saranno state le piante, saranno stati quei palazzi tanto carini, sarà che camminare mi piace un sacco e mi rilassa e mi carica e mi fa guardare, pensare, scoprire, sarà che non avevo scadenze o appuntamenti, sarà che camminando mi è venuto in mente l’ultimo degli U2 (potevo scaricarlo ieri, così adesso l’avrei ascoltato..) con quel video che mi è piaciuto così tanto che adesso mando una mail a Ines e le chiedo se il mio sito possiamo farlo così, sarà che quella vetrina merita proprio un’occhiata.. sarà quel che sarà.

Ma quando Sergio mi posta Alice nel Paese delle Meraviglie che alla domanda ‘Alice, ma tu ogni tanto impari qualcosa dalle tue esperienze passate o cosa?’ e lei risponde

Alice

‘Cosa.’ non ha torto. Non a caso Alice è bionda.

Ecco, ho capito tutto.

Risolto l’enigma. Noi non siamo diversamente intelligenti, siamo solo nate principesse. Si è mai vista una principessa che pensa a tutto lei? Macchè. Guarda Cenerentola: gestisce un castello, una matrigna, due sorellastre e poi si va a perdere la scarpetta per le scale. O la bella addormentata: vive serena nel bosco, familiarizza con tutti gli animali del pianeta e poi si punge con un aghetto che manco se fai apposta ti ci pungi. E’ questo il segreto, abbiamo bisogno di qualcuno che si preoccupi di noi. O meglio, che dia valore aggiunto. Ecco, che completi l’opera. Trovato, risolto. So tutto. Mi è bastato perdermi per Milano, arrivare nonhoancoracapitocome in una viuzza dietro Cadorna – a piedi – non avere idea di come tornare indietro per risolvere uno degli enigmi di tutti i tempi.

E con la scoperta che non sono scema, ma solo con una spiccata attitudine al teamwork, il mio ego si risolleva: giro di gloria intorno alla Madonnina, standing ovation di tutti i neuroni (dei passanti, coinvolti per l’occasione), sorriso stampato, analizzo la situazione.

Sono a non so quanti kilometri da casa, a piedi, senza una lira in tasca, mi fa male il tallone, ho fame e sete, ho pure il raffreddore e ho scordato i fazzolettini in borsa. Tanto, mica mi serviva, faccio solo un giretto.

Che faccio? Prendo un taxi. Certo, e gli dico che non ho i soldi e che voglio andare a casa mia, quando arrivo gli lascio Miss Mills in ostaggio, salgo e lo pago. No, Miss Mills in ostaggio no. Gli lascio un documento. E’ in borsa. Uhm. Gli lascio l’orologio. Già, così se è furbo fa la bella e io ho pagato una corsa Cadorna-casa con un Rolex. No. Chiamo qualcuno che mi porti i soldi sotto casa. Ecco. Trovato. Uhm… No. Non amo disturbare le persone. Basta, fuori dalla confort zone. Chiamo. Chiamo… chiamo…. No dai. L’unica che potrei chiamare è la mia migliore amica. Lei risponderebbe ‘oddio amole, che ci fai a Cadorna? Fa freddo? Stai bene?’ e poi mi verrebbe a prendere. Giusto, dovrei proprio chiamare lei. Peccato che abiti a 650 km da casa e ora che va a Fiumicino, prende un volo, arriva a Milano e poi a Cadorna sono passate almeno 3 ore. E io ho fame.

Ed ecco che l’Universo prontamente risponde. Mentre penso a come risolvere il problema seduta su un marciapiede, sento ‘Sabrina!’ Alzo la testa. Andrea? Non lo vedo da almeno 5 anni e me lo trovo qui di fronte che mi chiama dal finestrino della macchina? Saranno cinque o sei anni?  Ero andata in vacanza in Croazia, sei. Ma anche sette, mi sa. Mentre cerco di fare il punto, insiste ‘Sabrina?’ Vorrei rispondere ‘sì questo è il mio nome ma non lo sciupare’. Ho sempre adorato Denny Zucco quando lo diceva. Ma come mi è venuta in mente una scena di Grease? Sarà mica come quando stai per morire e ti passa tutta la vita davanti? Un paio di cose più interessanti a cui pensare no? E poi, morire per il mal di tallone? Si spazientisce: ‘Sabrina?!?’ Sfodero uno dei miei sorrisi migliori. ‘Andrea! Che bello vederti! Come stai?’ Di nuovo, ma chissenefrega di come sta. Sei sperduta in centro, ti fa male un tallone, hai fame, non sai come tornare a casa e lui è in macchina. Dire ‘bello vederti, mi accompagni a casa’ non è più utile? Meno male che ci pensa lui: ‘cosa fai seduta su un gradino? Sali, ti accompagno a casa’. Ce l’ho scritto in faccia che non ho la macchina e non so come andare a casa? Salgo, ci penserò in macchina. No, aspetta. Miss Mills. La prendo in braccio e con il secondo sorriso migliore di tutti i tempi chiedo ‘può venire anche lei?’ Mi guarda e sorride. ‘Certo che può venire anche lei, cosa vogliamo fare, la lasciamo legata al palo?’ Ecco, mi ha preso per una bionda diversamente intelligente. Come faccio a farvela capire? Siamo-solo-portate-al-gioco-di-squadra. Ma è così difficile? Vi faccio un disegnino.

Salgo in macchina, con Miss Mills. Adesso dovrò spiegare cosa ci facevo in Cadorna a piedi senza soldi.. No, aspetta. ‘Andrea, scusa, ma tu cosa ci facevi in Cadorna a quest’ora di domenica?’ ‘Non chiedermelo Sabrina, mi sono perso.’ A-ha! Beccato. ‘Ti prego, dimmi che prima di perderli tutti quei capelli eri moro!’ ‘No, biondo, perché?’

Ci rinuncio.

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