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Questa è una di quelle sere che vorrei spegnere i pensieri e andare a letto. Vorrei solo il divano, una tisana, un film romantico a lieto fine e niente altro. Elettroencefalogramma piatto.

Ma al cuor non si comanda, si sa. Si possono spegnere i pensieri, ma non sentimenti ed emozioni. Non le riflessioni. Quelle no, mai.

Ci è voluta un’amica, una di quelle persone che incontri per caso e ti entrano dentro. Persone normali, piene di difetti, piene di pregi, che in qualche modo diventano una parte di te e ti accompagnano. Di quelle che ti fanno riempire pagine di facebook con aforismi e boiate simili ‘l’amicizia non ha bisogno di quantità, ma di qualità’ ‘non bisogna vedersi tutti i giorni…’ bla bla bla. Ho scoperto che mentre io continuavo a volerle bene a distanza, la mia amica si era ammalata. Di una malattia odiosa, peraltro. La stessa che aveva ben pensato di prendersi mia mamma e mio papà. Di quelle malattie bastarde che vorresti non avere incontrato mai. Che non vorresti ricordare mai. Che non vorresti nemmeno sapere che esiste. A lei è andata meglio, l’hanno operata, non è in pericolo. Ma a me è rimasta la domanda: se le fosse successo qualcosa, come mi sarei giustificata guardandomi allo specchio? Avevo troppo da fare per dire ‘ciao, come stai?’. Ero troppo impegnata a salvare il mondo? Cosa dovevo fare di così importante da non trovare cinque fottutissimi minuti per dire ‘ciao’ ad una persona a cui voglio bene?

Ogni tanto, spesso, mi chiedo se la gestione del tempo sia una prerogativa dei saggi o se sia io la stordita che non riesce a padroneggiarlo. Poi mi metto a letto e faccio l’appello: Vale l’ho sentita, i miei amici più vicini li ho sentiti, ho chiamato tizio, messaggiato caio… quante persone non ho degnato di un ‘ciao’? Quante volte non sono riuscita a far sentire importante una persona che per me valeva moltissimo e non sono stata abbastanza attenta da dimostrarglielo? Quante volte avrei voluto dire qualcosa che ho tenuto dentro per pudore, paura, timidezza, codardia? E il punto torna ad essere sempre lo stesso: abbiamo troppe persone intorno che ci rubano tempo ed attenzioni, oppure non siamo capaci di gestire le relazioni? E’ strano come pensieri, emozioni, assenze e presenze all’improvviso si impadroniscano della tua mente, e della tua giornata. Ma ho imparato che lottare per ignorarle fingendo indifferenza non funziona, mai. Forse conviene tuffarmi e lasciarmi travolgere. Ho imparato a nuotare, domani mattina ne sarò fuori. Diversa, un po’ cresciuta, ma con il sorriso di sempre. Forse.

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