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Che poi le tue amiche le cose le fanno a fin di bene. Mica ci pensano che un, due, tre, brasano anni di lavoro su te stessa e la tua autostima così, in due ore di “relax”. Quando la mia amica Milena è arrivata con il miglior sorriso del mondo a dirmi ‘Amu, andiamo in palestra da me. Ho un invito per te, due ore di relax tra sauna e bagno turco’ l’ha fatto per farmi passare qualche ora di puro benessere, lo so. Non pensava che quelle due ore mi costeranno un semestre di analista, se tutto va bene.

Arriviamo in palestra, chic come solo noi sappiamo essere. Inizio a guardarmi intorno con la solita aria annoiata e osservo tutti questi tizi inguainati nella miglior mise primavera/estate 2015/2019 (sono avanti, gli sportivi) che nemmeno reGiorgio (Armani, ndr) avrebbe potuto concepire che si carenano per andare in un posto che sa di cloro e plastica a sudare. Non li capirò mai, gli sportivi. All’ingresso ci branca un tizio che si presenta, inizia a chiacchierare e cerca di convincermi che la palestra è un luogo dove ci si ritrova, si sta bene, si torna in forma. Lo guardo con un sorriso di plastica e penso ‘sono in formissima, grazie. Anzi, un periodo così in forma non lo ricordo da tempo immemore. Non a caso il mio amico Sergio e io siamo affetti da bellite, in questo periodo’ Mi propone un giro in palestra e due chiacchiere con i trainer. Lo accontento, magari mi viene in mente un pezzo da proporre al Dir.

E qui, commetto il primo errore.

Il giro in palestra si rivela la prima trappola mortale. Mi presenta subito un personal trainer che mi propone una scheda sulla quale poi fare due considerazioni. Accetto.

Secondo errore.

Ci sediamo, mi fa qualche domanda e mi chiede ‘per quale motivo accetteresti di iscriverti?’ ‘Per tonificare, magari’ rispondo brillantissima, da vera bionda. Lui mi guarda e mi dice ‘in effetti dopo aver perso qualche chilo….’ Panico. Perdere peso? Ma se sono in formissima! Forse ho messo una tuta troppo larga. Forse a lui piacciono le anoressiche. Insomma, che vuole ‘sto tizio? Vado a leggere la sua scheda. Lo sbarbato impenitente è specializzato in: dimagramento, tonificazione, no gravity, cippa lippa e compagnia d’oro. Ha più lauree lui di me, Milena, Sergio e altri 12 amici messi insieme e ha dedicato l’intera esistenza alla forma fisica. Ma i personal trainer non erano dei tizi semi illetterati troppo patiti per i muscoli? Mi distraggono con un altro gradito regalo: il trainer di sala che ti fa l’analisi fisica. Che faccio, rifiuto? Giammai.

Terzo errore.

Il tizio, infoiato per la palestra con un linguaggio anni ’80 che farebbe invidia al miglior Jerry Calà, mi fa togliere le calze e mi mette a piedi nudi su una bilancia. Anzi, una macchina infernale. Che io pensavo che le bilance ti dicessero quanto pesi. Errore! Questo aggeggio concepito da mente malata che avrebbe dovuto lavorare nei laboratori dove creano ordigni nucleari e avrebbe fatto meno danni (tutto senza virgole apposta), ti dice quanta massa grassa, magra, acqua, cellule ormonali, materia grigia, neuroni e sinapsi hai. Essendo bionda, alla voce neuroni e sinapsi compare un ‘non pervenuto’. Passiamo alla massa magra, grassa, acqua. La macchina infernale conferma: sono una cicciona impunita. Devo chiamare Sergio, dove ho messo il mio Aifon? Ho bisogno di conferme, qui c’è una congiura!

Mi distraggo per cercare di pensare al divano accogliente che ho abbandonato pensando di spaparanzarmi in una vasca idromassaggio e abbandonarmi alle coccole acquatiche in un pomeriggio ozioso. (E qui aprirei una parentesi: mai abbandonare la strada vecchia per la nuova! Il mio divano non avrebbe mai nemmeno pensato di darmi del panzerotto…)

Arriva una tizia che mi chiede se voglio vedere gli aggeggi per i ginnasti. Accetto, sperando di distrarre il logorroico anni ’80.

Quarto errore.

Sulle macchine una squadra di zombie che suda come non so che cosa. Sguardo basso, cuffie nelle orecchie. La domanda sorge spontanea: se uno va in palestra per essere più in forma e piacere agli altri, perché poi si isola e non cerca di parlarci, con gli altri di cui sopra? Cosa aspettano, di diventare degli gnocchi imperiali per andare a fare lo show in corso Como? Mondo sconosciuto e incomprensibile. Fino a quando mi si palesa lei, la regina della remise en forme, l’unico strumento degno di nota: la pedana vibrante. Ho sempre pensato che fosse un dono dell’universo: tu ci sali con le chiappe che toccano terra e scendi che hai i glutei sodi che sembra di avere due tette sulla schiena. Ci salgo, penso, tempo dieci secondi e ho messo a tacere i due simpatici esseri che hanno cercato di minare la mia autostima dieci minuti fa.

Ma a quel punto, la domanda sorge spontanea: le cose che entrano in palestra vengono geneticamente modificate? Perché le pedane da casa – tipo quella meravigliosa del mio amico Roby – ti permettono di leggere, limarti le unghie, vivere l’attimo di relax. Quelle in palestra, no. La tizia mi avverte ‘tieni la testa spostata in avanti perché altrimenti sembra che ti vibri anche il cervello’. ‘Serena’ risponde la brillantissima che scrive le boiate che state leggendo ‘sono bionda naturale’ e salgo. Improvvisamente vibra tutto, sembra un terremoto comandato da termiti, come se stessero rosicchiando il pavimento che cadrà da un momento all’altro. Ti trema non solo il cervello, ma anche la lingua e i denti. Ti guardi intorno per capire se è un fenomeno tellurico o la tua pedana vibrante e vedi gli altri sportivoni che rimangono impassibili in posizioni innaturali con lo sguardo fisso davanti a se.

Scendi, e capisci che è ora di finirla.

Torni a casa, senza appoggiare la borsa vai dritta all’armadio. Scavi tra le cose da stirare per cercare quel favoloso paio di jeans che non metti da quando avevi 20 anni perché tanto sai che non ci entreresti più nemmeno pagando oro, sfidi ogni logica e li provi. Primo bottone, andato. Secondo bottone, andato. Li allacci tutti. Come quando avevi 20 anni. In forma smagliante, grande successo di pubblico e di critica. Chiami la tua amica, glielo devi raccontare al volo.

Quinto e ultimo errore.

Perché, senza sapere ne leggere ne scrivere e ignara di quello che hai appena passato, cosa ti risponde?

‘E’ capitato anche a me Amole, non trovi che sia terribile come in pochi anni siano cambiati drasticamente gli standard? Pensiamo a Marylin Monroe: lei era un’icona. Oggi sarebbe considerata grassa.’

L’ho sempre detto che maggio è un mese di merda.

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