Quando entra non sai mai cosa aspettarti. Tu apri e ridi, così ti porti avanti. Lui è sempre trafelato, accaldato, con qualcosa da dire. Ancor prima di entrare, sull’ultimo gradino, sta dicendo qualcosa. Io magari sto una favola, sono carinissima e mi sono truccata con cura, lui mi guarda e dice ‘ti ha truccato Lady Gaga, per caso?’ e capisci che il blush non è sfumato perfettamente. Ma ha già cambiato argomento, e tendenzialmente si sta lamentando del caldo. Che sia il 15 di agosto o il 3 di dicembre lui entra dicendo ‘Che caldo carina, se tu sapessi. Ma è la menopausa o senti anche tu questo caldo?’

Chi lo conosce sa benissimo di chi sto parlando: Roberto Mambretti.
Make Up Artist (MUA, come dicono quelli del mondo della moda) di successo, pubblicato nelle varie bibbie della moda, collabora con brand come Bulgari, Armani, Prada. Per me è semplicemente Roby – o “carino”, come ci chiamiamo affettuosamente.- L’ho conosciuto quando pensava di voler fare il truccatore, l’ho visto fare i primi passi, divido i suoi successi oggi.

In sostanza, però, nulla è cambiato.

In questi giorni è in forma smagliante, ha trovato una soluzione per i problemi del mondo. L’altra mattina mi ha chiamata con voce squillante e mi ha detto ‘carina, sei a casa? ho una cosa interessantissima da dirti, passo a bere il caffè’. Ho riso, naturalmente. E’ entrato dicendo ‘ho riflettuto, carina. Perché mica possiamo ancora, nel 2014, avere il problema della fame nel mondo, giusto? Allora guardavo questo Papa, Francesco, che ha tutto questo successo con i giovani, si fa i selfie, chiama la gente… a proposito, non ti ha ancora chiamata? Comunque pensavo che potremmo sfruttare questa cosa e il posto dove vive.” “Stai parlando di Città del Vaticano?” “Ma no, ti sembra? Parlo della piazza. San Pietro si chiama, giusto?”

Ora, la parentesi è d’obbligo. Che detta così sembra arrivato con la piena, in realtà Roberto è davvero una delle persone più colte che io abbia mai conosciuto. E ve lo dice una che aveva un papà che leggeva l’Iliade e l’Odissea in greco e traduceva in simultanea, non un’orfana di una famiglia sordomuta e illetterata. Ma lui sa proprio tante cose, di tanti argomenti. E riesce a parlare di moda con la profondità dell’arte e dell’arte con la leggerezza della moda. Solo che è creativo, bisogna avere pazienza.

“Ok, carino, San Pietro. Che ci facciamo?” “Grazie per averlo chiesto. Ci facciamo un rave. Tutta quella piazza è sprecata per usarla solo la domenica mattina. Giovedì, venerdì e sabato sera ci facciamo un festone. Quanta gente ci starà?” “Non so, 150, 200.000 persone” “Ecco, vedi? L’hai detto! 200.000 persone, facciamo pagare un biglietto di 5 euro primaconsumazioneinclusa. Sai quanto ci facciamo? Fai i conti tu che io continuo. Poi consumeranno altro, no? Risolto il problema della fame del mondo. Anzi, sai cosa ti dico? A quelli del sabato sera teniamo valido il biglietto per la domenica mattina. Vale una riduzione e i primi posti in fila.” “La domenica mattina? Ma c’è la Messa del Santo Padre!” “Appunto! La facciamo gratis? Gratis non si da più via nulla, carina. 5 euro anche la messa, ridotto per chi fa il drittone dalla sera prima. Così altro che fame nel mondo, problema risolto! Cosa ne pensi?”

E prima che io abbia il tempo di proferire parola lui ricomincia “Tutti questi spazi, carina mia… quanto spreco. Prendi la piazza che abbiamo a Milano” “Piazza del Duomo, suppongo” commento laconica “Ma certo! Lei! L’ho già detto, è spazio inutilizzato. Organizziamo una bella caccia alla volpe. Così gli italiani la smettono con il calcio, che oramai ha stufato tutti. La caccia alla volpe è più chic, ci da visibilità internazionale” Evito di portarlo alla ragione comune e provo a controbattere in linea. “Roby, carino, gli animalisti ci farebbero a pezzi.” “Ma mica la uccidiamo, sai? Cosa ce ne faremmo dopo, anche il problema delle volpi? Ma va! Tanto le volpi sono più furbe, scappano. E questi li teniamo impegnati con un giochino nuovo. E risolviamo il buco in bilancio del Comune, che si paga per giocare, sai?” Ci rinuncio, cerco di distrarlo con un caffè, lui mi parla ancora un po’ del caldo fino a quando non mi arriva un messaggio. Si rianima, mi sorride e dice “qualcuno di interessante? Ho visto uno strano movimento sulla tua bacheca in questi giorni…”

E lì inizio a tremare.

Non perché io abbia qualcosa da nascondere, anzi. Roberto è la persona a cui ho sempre confidato tutto consapevole del fatto che i miei segreti sarebbero stati custoditi gelosamente in cassaforte. Lui e Valentina sono le persone a cui non posso nascondere niente, da sempre. Solo che anche in questo è imprevedibile. L’ultima storia che ha vissuto (mia storia, intendo) l’ha lasciato particolarmente provato. Quando è finita è arrivato a casa mia, ci siamo messi sul divano, io ho iniziato a raccontare, ad un certo punto ho alzato la testa e… l’ho trovato in lacrime. Piangeva a dirotto, a singhiozzi. Quando ha visto la mia espressione ha cominciato a scusarsi “non so come scusarmi carina, non ci posso credere. Io lo conosco, lui è diverso dagli altri” L’ho guardato attonita. Il mio amico era sul mio divano in lacrime e abbozzava tesi difensive? Ho deciso a qual punto di non affrontare più l’argomento. Inutile, ci pensava lui. Ogni tanto arrivava e, dal nulla, diceva “Io non ci posso pensare, carina. Ma prima o poi lo rivedo, sai? Me lo sento, guarda. Non so ancora cosa gli dirò ma mi sente. Eccome se mi sente!” e così via. Fino a quando, ad un certo punto, se n’è scordato. Pensavo. Un giorno arriva, aria trionfante, sorriso regale e dal nulla mi dice “Ho pensato a cosa dirgli.” “A chi?” Sono piombata dal pero. Non sapevo che avesse una storia… Infatti non ce l’aveva, stava parlando ancora della mia. “A lui, quando lo becco mi sente, sai?” Ho cambiato discorso. Solo che non avevo ancora imparato a non nominare mai quel nome. E’ capitato solo una volta, gli ho detto serena “sai carino, ieri sera sono uscita con…” e l’ho visto illuminarsi. L’ho guardato con l’aria da punto interrogativo e l’ho visto con lo sguardo sognante che stava già prendendomi le misure per l’abito da sposa. Mi sono quasi scusata quando ho dovuto spiegargli che era un omonimo, ma ho imparato: evitare accuratamente quel nome, ogni riferimento e ogni cosa lo possa riportare a quel pensiero. In emergenza: nominare il caldo o lady Gaga. Funziona sempre.

Lo svio dal pensiero del mio messaggio e arriva un sms a lui. Guarda, ride e dice ‘la mia cliente non sta bene… speriamo non mi muoia anche lei mentre le faccio la piega” perché a Roberto è successo anche questo, quando lavorava da un parrucchiere: è morta una signora anziana alla quale stava facendo la permanente. “E tu cos’hai fatto” ho chiesto sconvolta “Le ho finito la piega, cosa facevo, la facevo sotterrare in disordine?”

 

Chi si somiglia si piglia non vale, vi state convincendo anche voi?

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