Ogni tanto inizio delle fasi meditative, meglio conosciute come pippe mentali, e mi ritrovo a pensare che degli eventi sono negativi, o che ho delle botte di sfiga cosmica, o che è un segnale dell’Universo che devo/non devo fare qualcosa.

La mia fase meditativa di stasera è la svolta dell’anno: mi ha portato a pensare che le cose non proprio piacevolissime della vita potrebbero non essere sfiga. Ma nemmeno fortuna. In breve, potrebbero essere neutre, in attesa di giudizio.

Nel senso, potrebbero essere negative, ma potrebbero anche essere positive. E sono negative solo se io le vedo così, quindi anche no. Di fatto, prima di gioire o di piangere, secondo me è più pratico mettersi in posizione di attesa e stare a vedere che succede. Se ci sarà da piangere, mi organizzerò. Ma se sarà una sorpresa meravigliosa, almeno avrò l’espressione di chi non era preparata!

Per esempio: avevo una giornata pienissima. Stasera una riunione/cena, domani una riunione di pianificazione, nel mezzo altre diecimila cose da fare.

All’improvviso mi sono sentita tutta rotta, testa pesante, fastidio alla gola: febbre. 38,5.

Ho pensato ad una sfiga, ennesima, che non ci voleva. A dire il vero è dall’inizio di agosto che me ne succede una dietro l’altra, il pensiero di una gufata imperiale verrebbe anche a quel sant’uomo di Papa Francesco. Ma poi mi è venuta l’illuminazione meditativa. Di nuovo, ad essere onesti più che in fase meditativa stavo facendo la conta dei santi del calendario per chiamarli – per l’ennesima volta del periodo – all’appello, ma facciamo finta che fosse meditazione.

Ho fatto l’elenco mentale delle coincidenze sfigatissime che questa febbre portava: avevo avuto degli amici ospiti a casa mia fino a quella mattina, partiti tutti io mi ero ammalata. E per l’ennesima volta mi trovavo a dovermela cavare da sola in un momento in cui avrei solo voluto stare a letto: fare la spesa, prepararmi almeno un the caldo, portare giù Miss Mills almeno un paio di volte. Insomma, continuare la vita normale con un l’energia di un bradipo in ritiro spirituale e la reattività di una bionda naturale.
Poi si è squarciato il velo. Che i veli sono così, si squarciano senza preavviso; lo dico sempre. E se la febbre fosse una cosa così? Non trovo nemmeno il termine, tanto non riesco a classificarlo.

Una cosa così che non mi porta a pensare a nulla. E’ successa perché doveva succedere (nulla di preoccupante, l’Universo è sempre presente. Se qualcosa succede, un motivo c’è sempre.) però non è la febbre l’evento. E’ un mezzo, che mi porta a qualcos’altro. Oddio, mi sto ingarbugliando nei pensieri. Certo che per essere una meditazione non meditativa è bella incasinata, quindi quando medito che casino faccio? Facciamo un esempio:

FebbreHo la febbre e sono a casa. Potrebbe non succedere niente, ma sono nella mia tana, tranquilla, arrotolata nel plaid che mi accompagna da quando ero bambina, sul divano.

Però potrebbe succedere qualcosa di carinissimo, potrei ricevere una sorpresa di quelle che ti stampano il sorriso e non te lo tolgono nemmeno quando dormi e se non fossi stata a casa me la sarei persa.

Certo, potrebbe succedere anche qualcosa di negativo, tipo…. Non lo so, ma non ho tempo di cercare un buon esempio. Sta iniziando Cold Case.

Buona serata!

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