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Ora, vi direte voi, una che scrive per lavoro tutto il giorno, perché mai dovrebbe avere un blog?

Ottima domanda, direi io. Solo che una che scrive per lavoro quando ha finito di fare quello per cui la pagano, smette di scrivere. Una che scrive per passione, non smette mai. Non ce la fa, è più forte di lei. Specie quando ha una roba che le gironzola tra pancia, stomaco, testa e cuore e non riesce a tirarla fuori. Allora che fa? Lavora. E non serve. Legge, esce, organizza riunioni, stende programmi, si porta avanti, risponde alle mail. E poi arriva lei. Inevitabile, puntuale, inarrestabile. No, non è la morte. E’ il contrario: è la notte.

IMG_6317Arriva sempre quel diamine di momento in cui non puoi chiamare nessuno per distrarti, non puoi sperare in un botta e risposta via mail, non puoi uscire, non puoi fare niente. Non puoi sperare di dormire, visto che normalmente sei un’insonne, in queste occasioni diventi una che non chiuderà occhio per tutta la notte. Quindi? Scrivi. Ufficialmente per passare il tempo, in realtà perché speri che scrivendo tu capisca cosa diamine sta succedendo, perché non riesci a controllare la situazione. Ma soprattutto, perché non capisci di che situazione tu ti debba preoccupare. Avete presente quando sei così fuori controllo che devi stare zitta anche con il tuo cane perché se apri bocca dici tutto quello che pensi che è meglio di no? Ecco, così. Perché in questi momenti poi rischi di dire anche le cose che generalmente eviti, tipo a quella culona invidiosa che transessuale sarà lei e quella checca isterica del marito che la picchia, ma non si dice. Oh-oh, la culona legge tutto quello che scrivi. Adesso chi la tiene più? Insomma però, dovrebbe essere contenta. E’ la prima volta che la degni di una risposta, generalmente attira più attenzione la pipì di un triceratopo nano di lei! Mai contenta, la gente.

Della notte ho già parlato, ne parlo spesso. E’ quel momento dove non sono capace di mentire. A me stessa, degli altri non mi è mai interessato molto. Ma ci sono notti in cui non ho voglia di ascoltarmi, non voglio capire, non voglio risposte. Voglio solo scappare.

Sono quelle notti in cui poi le domande te le fanno gli altri, gli amici. Ora, ma perché gli amici arrivano sempre con le domande a cui non sai rispondere? Non faccio bene poi a non dare confidenza a nessuno? Perché tu fai finta di niente e non ti fai domande, e loro nonsisabenecome annusano nell’aria che c’è qualcosa di strano e fanno domande. Sapete qual è la realtà? Che ci sono notti in cui vorresti mandare tutto a farsi fottere e dire, scrivere e fare tutto quello che ti passa per la testa. Le notti in cui ‘come se non ci fosse un domani’ assume una struttura quasi fisica, quando vorresti non ragionare, non aver lavorato egregiamente per più di 20 anni per avere un controllo totale. Ecco a cosa serve scrivere: a tirare fuori quello che non vorresti ammettere nemmeno sotto tortura. Che hai buttato via 20 e passa anni della tua vita. Che se dovessi decidere qui-e-ora faresti esattamente il contrario. Niente regole, niente formalità, niente controllo. Istinto puro. Quel bell’istinto che ti porta a fare esattamente quello che ti viene in mente, esattamente nel momento in cui ti viene in mente. Eccola, la notte. Il momento in cui vorresti inanellare una serie di colpi di testa senza precedenti. Come se non ci fosse un domani, appunto. Che solo a pensarci ti torna il respiro a pieni polmoni, ti torna il sorriso, senti il sangue circolare, i sensi risvegliarsi.

Universo, facciamo un patto. Io trovo la forza di spegnere il Mac, spegnere il telefonino, andare in doccia e prepararmi per la notte. Tu mi fai accogliere da Morfeo. Che un’altra notte insonne non la posso passare….

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