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Nella vita la coerenza è tutto, l’ho sempre detto. A me le persone che dicono o pensano una cosa e ne fanno un’altra non piacciono. Non sono affidabili, che diamine!

Tipo le biondine che criticano l’idea di partire per fuggire da qualcosa e poi comprano un biglietto per Roma quando non capiscono più bene cosa vogliono dalla vita. Ecco, quelle.

 

Ed eccola qui, la nostra intrepida biondina. A un certo punto diventa tutto troppo. Troppi progetti, troppe ore di lavoro, troppi pensieri, troppo tutto. Milano è diventata antipatica, ostica, insicura, noiosa. Il lavoro adorato è diventato troppo pressante, gli orari ingestibili. La vita scandita da agenzie, messaggi dei lettori, riunioni di redazione, progetti da far partire. Sembra una gabbia. L’occasione arriva da una conferenza stampa a Roma, quale scusa migliore di una riunione di lavoro per staccare e partire? Poi la conferenza stampa salta. Una settimana di tira-e-molla. Ma la mia migliore amica abita a Roma, ed è già galvanizzata all’idea di passare qualche giorno insieme. Anch’io, ma ho bisogno di una scusa. Sono una di quelle persone che si deve prendere per i fondelli, diciamocelo. Se lo fa qualcun altro, scoppia la terza guerra mondiale. Ma se lo faccio io va tutto bene. Anche qui, la coerenza… Ma fa niente.

L’importante però è saperlo, e ammetterlo. Quindi, o salta il viaggio oppure trovo un’altra scusa. L’occasione, come spesso avviene in questo periodo, arriva da una chiacchierata con la mia amica Marghe. ‘Marghe, devo andare a Roma…’ ‘Bello amichetta, vai per il festival del cinema?’ Devo aver avuto un’espressione ebete quando ho sorriso e le ho detto ‘ma sì.. vado a vedere che aria tira…’ A me del cinema non è mai interessato niente. Del red carpet, men che meno. Le feste che accompagnano questi eventi mi annoiano. Insomma, ad un occhio esperto la scusa non sarebbe stata in piedi nemmeno 10 secondi. Ma sono fortunata, non se n’è accorto nessuno. Nemmeno il direttore, quando gli ho detto ‘Dir, vado a Roma a dare un occhio al festival del cinema.’ O il direttore della radio, quando gli ho detto ‘Lunedì prossimo ci colleghiamo da Roma? Sono giù per il festival’. Insomma: tutto liscio. Compro il biglietto e parto. Immagino già il terrazzo dal quale lavorerò, gli amici, le notti romane in giro per monumenti deserti, l’energia che mi ricarica.

Parto.

Ma questa volta qualcosa non va. Roma è meravigliosa, i miei amici adorabili, il clima fantastico. Mi rilasso, lavoro dal terrazzo della ‘mia’ casa romana, cambio aria pur sentendomi a casa. La prima ad accorgersi di tutto, come sempre, è Miss Mills. Non mangia, non gioca. Sembra nostalgica. Come se le mancasse qualcosa, o qualcuno. Come se le mancassi io, in realtà. Non cerca nemmeno la palla, ad un certo punto ha gli occhietti appannati. Chiamo i veterinari (due), cerco di capire. Laringite, dicono. Lei continua a non mangiare. Ed un pomeriggio a caso, mentre sto scrivendo l’ennesimo pezzo di attualità, l’illuminazione. Mi manca Milano. Mi manca la mia vita, mi manca tutto quello da cui sto scappando. Lo capisco solo quando lascio che i pensieri diventino parole. Scrivo, senza pensare “Si viaggia per scappare, capire, scoprire, dimenticare. Oppure per vedere le cose in un modo nuovo. E scoprire che quello che cerchi è quello da cui stai scappando. Perché ce l’hai nel cuore, nel sangue. Come una magia, come un ricordo, come un sorriso” Una dichiarazione d’amore alla mia vita, al mio casino fatto di 18 ore di progetti accavallati, alla mia Milano. A ben vedere, l’Universo me l’aveva detto. Appena arrivata è saltata la linea e non riuscivo a collegarmi se non a singhiozzo, il Mac ha iniziato a fare i capricci, l’Aifon è caduto da 3 millimetri e si è frantumato il vetro così non potevo vedere il display, il negozio non aveva tempo di cambiare il vetro… Era come se una Roma sorridente mi dicesse ‘tesoro, torna a casa.’ Oddio, non che a casa sia tutto rose e fiori, sembra che ci sia un gufo che mi perseguita. Ma questo è un altro post, ci penseremo alla prossima meditazione.  Di fatto, dovevo tornare a casa. A quella vita che mi stanca e mi fa sorridere, ai sogni avverati, a quelli che si avvereranno.

Scappare non serve a nulla, l’ho sempre detto. O forse sì. A capire che si scappa solo da quello che si ama. Altrimenti non ha senso.

Duomo e Luna

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