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Ci risiamo. Che una ci prova anche a far finta di niente, ma non c’è né modo né verso: quando arriva non puoi ignorarlo. Puntuale come un orologio svizzero, il 25 dicembre di ogni anno il Natale si ripresenta; e come se fosse una festa a sorpresa noi tutti iniziamo a panicare l’8 dicembre e fino a gennaio non c’è verso di riprendersi.

Ma non è l’unica cosa che si ripropone a mo’ di peperonata, come ogni anno ci sono due cose puntuali come la chiamata dell’amica logorroica mentre stai uscendo per il primo appuntamento con il tizio che hai sognato per mesi e tu non hai ancora nemmeno lavato i capelli: il pranzo con la famiglia e gli articoli sul Natale dei single. Cominciamo dalla fine, capirete poi il perché. Anche quest’anno, fiumi di parole sul triste Natale di chi è solo. Non banalizzerò l’argomento descrivendo la solitudine di chi ha l’altra metà ma preferirebbe avere uno swarovski in un occhio, affronterò l’argomento in modo obiettivo e neutro: il mio.

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Di fatto, il Natale da single è tanta roba. Puoi evitare di andare a fare gli auguri a due famiglie, invece che una. Eviti i doppi regali (sì, è vero, anche quelli che ricevi. Alzi la mano chi è riuscito a ricevere qualcosa di figo da un parente di suo marito negli ultimi dieci anni. Nessuno? Punto a favore della mia tesi), i doppi pranzi/cene, la vista della nonna centenaria che con la dentiera non riesce a masticare bene e quindi pensa di dover deliziare gli astanti con il contenuto della sua cavità orale, le domande simpatiche che vanno dal ‘ma voi quando vi sposate?’ al ‘allora bimbi niente?’.

single bells

Ad onor del vero, questo è un punto che tocca anche i single. Perché ancor più certo dell’arrivo del Natale, da quando non ci sono più i miei genitori a proteggermi dalle rotture di scatole, c’è solo il quesito dei parenti: ‘Blondienella, allora, quando ti fidanzi?’ E tu lì entri in rigor mortis, li guardi con un sorriso ebete e decidi velocemente cosa rispondere. D’istinto vorresti dire ‘un istante dopo il tuo primo orgasmo, che dal suono stridulo della tua voce sembrerebbe più lontano della conversione al cristianesimo del Dalai Lama’, ma poi si offenderebbe; la seconda opzione sarebbe ‘sono fidanzata da qualche anno, ma amo quell’uomo e voglio evitargli il trauma di conoscervi’, ma non sarebbe educato; passando per ‘il giorno che incontrerò un uomo più fedele del tuo’, ma poi rischierei di dovermi fidanzare un picosecondo dopo. Opto per un evergreen: “quando trovo il principe azzurro”. E lì inizia la tragedia. La tavolata si ammutolisce, i vecchi saggi si scambiano sguardi d’intesa e la reincarnazione di Marta Flavi prende la parola: ‘Blondienella cara, lo sa che il principe azzurro non esiste, vero?’ La cosa buona è che a te basta sorridere. Perché a quel punto si aprono le dighe, e ognuno sembra avere la sua da dire. A destra parte un ‘forse dovresti abbassare le tue aspettative’, a sinistra un ‘devi crescere, Blondienella, non si può credere alle favole tutta la vita!’, al centro parte l’apologia dell’ex. L’unico che hanno conosciuto, nessuno poteva vederlo, ma quando hanno capito che sarei rimasta zitella è stato rivalutato come un quadro di Schifano dopo la sua morte. A quel punto, però, io posso prendere il mio Aifon e whattsappare la mia migliore amica. ‘Come va Amole?’ ‘Solito, due palle. Tu?’ ‘Siamo all’apologia dell’ex’ ‘Sticaxxi, perché non mandi lui l’anno prossimo?’ ‘Mica è scemo, manco glieli posso nominare’ ‘Non è mai servito a niente quell’uomo’.

Dopo 10 anni di sta vita, l’intuizione. Lo so, avrei potuto averla prima. Ma sono bionda naturale, vi ricordate? Sono un po’ più lenta, ci metto un po’ a prendere le decisioni, sono un diesel. Valuto la questione da tutte le parti, poi… ok, non tergiverso. L’intuizione. Un anno ho deciso di passare il Natale a Roma, e ho interrotto la tradizione. Come hanno reagito? Facendomi un regalo inaspettato: piantando il muso. Si sono offesi e non mi hanno rivolto la parola per mesi. A quel punto ho capito che era la soluzione della mia vita, e l’anno dopo ho bissato. In realtà non sono più partita, ma mi è bastato dire che lo avrei fatto. Da quel momento, sembra che io parta tutti gli anni il 20 dicembre e torni il 7 gennaio. Se il mio divano potesse viaggiare forse andrei anche da qualche parte, ma non mi sembra carino lasciarlo solo durante le feste. Quindi ogni anno ringrazio, invento un viaggio e declino. Risultato, il mio Natale è così organizzato: mi sveglio la mattina del 25 più o meno quando voglio, solitamente in hangover. Il 24 sera c’è sempre la cena dei randagi (single o coppie di single a cui non passa nemmeno per l’anticamera del cervello di andare alla vigilia a casa di qualche famigliare) e il tasso alcolico della serata diventa sempre pericoloso. Non perché vogliamo bere, ma cerchiamo di mangiare poco in vista del pranzo del giorno dopo, e il risultato è sempre disastroso.

xmas party

Comunque, mi sveglio il 25, guardo la doccia e decido che non è storia, non ancora. Vado in cucina, infilo la testa nel frigorifero e ci trovo ogni leccornia possibile e immaginabile. Perché non impediscono ai single di fare la spesa, quindi ogni anno vado a comprare tartine, patè, affettati, e chi più ne ha più ne metta come se avessi un pranzo per 20 persone. Carico tutto in equilibrio instabile, vado sul divano e sparpaglio il cibo ogniddove. Apro una bottiglia di champagne (lo consigliano per l’hangover) e faccio gli auguri a Miss Mills. E da quel momento inizia il Natale: mangio, bevo, mi addormento, mi sveglio, sgranocchio qualcosa, metto un film di natale, bevo ancora qualcosa, mi abbiocco, mi sveglio, faccio merenda, bevo giusto due dita per accompagnare la tartina, mi riaddormento, mi sveglio….

xmas blondie

 

Ed è sera. Guardo il telefono: 290 messaggi di auguri e 30 telefonate. Tanto era silenziato, perché invece agli amici dico che vado a pranzo con la famiglia. Ho provato a dire la verità un sacco di volte, ma poi tutti mi invitavano da loro. Che fa tanto orfana “ti porto a casa mia così non sei sola e ti obbligo a passare una giornata a disagio perché tu con la mia famiglia c’entri come i cavoli a merenda e lo stesso dicasi per loro con te. Rovino la giornata a tutti ma mi sento molto più buono.” Evitiamo, sentiti più buono ascoltando i racconti di guerra del nonno, l’alibi te lo creo io.

E con questa, abbiamo preso due piccioni con una fava: secchiamo il punto pranzo con i parenti e smentiamo le perle di saggezza dei giornalisti (sposati da un ventennio o separati) che parlano di quanto sia triste il natale dei non fidanzati.

E aspettiamo la telefonata dei parenti “Blondienella, allora, ti aspettiamo quest’anno a Natale?”

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