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“Non è che le campane suonano alle 8 del mattino?” “Si figuri, credo che siano addirittura in disuso…”

Non ho ancora deciso se chiamare questo post “premonizioni di una biondina” o “tacistupidabiondina”, tutto attaccato che non si deve prendere fiato; di fatto un bel tacer non fu mai scritto, e io sembra che non riesca a ficcarmelo in questa buffa testina bionda. Avrei voluto dire “tra questi ricci biondi”, ma poi avrei dovuto svelare l’arcano. La gente pensa che io abbia i capelli lisci, e io faccio di tutto perché lo credano. Ho sempre amato poco la cascata di ricci naturali, sembro… sto divagando.

Le campane, dicevamo.

La prima volta che sono venuta a vedere la mia nuova casa, ho fatto una sola domanda: non è che le campane suonano alle 8 del mattino? Il resto non mi interessava. E’ stato un colpo di fulmine, come tutti i grandi amori della mia vita. L’ho vista e ho deciso che sarebbe stata mia. In realtà sembrava uscita direttamente dalla mia lista dei desideri: aveva tutto quello che desideravo. Per aspettare la fine dei lavori di ristrutturazione ho accettato di fare una vita gipsy per mesi, per non prolungare la mia vita da zingara ho accettato che le pareti fossero di un colore che non volevo; insomma, ho accettato un sacco di compromessi. Si fa, quando ci si innamora. No? Comunque io l’ho fatto.

Ad onor del vero i miei sono compromessi per modo di dire. Ho approfittato del mio stato di homeless per fare un’altra cosa che sognavo da anni: trasferire metà delle mie cose a Roma. Che tanto avevo già la vita semplice, perché non incasinarla ancora un po’? Così adesso quando cerco il tubino nero di pizzo chiamo due donne di servizio e inizio una caccia al tesoro nei cartoni, che regnano ancora sovrani. Quando voglio fare lo scrub e sono a Milano, ricordo di averlo lasciato a Roma. Quando cerco gli shorts di jeans e sono a Roma, ricordo di averli lasciati a Milano. Già che c’ero, ho fatto un paio di viaggi e una ventina di giorni di vacanza, che avevo voglia di andare un po’ al mare. Dove, naturalmente, ho lasciato la metà dei costumi (tanto torno tra un mesetto, finisco il trasloco e arrivo). Quindi, ad oggi, vivo in una condizione di casino permanente.

(Per chi si fosse perso le puntate precedenti, ricordo che sono un’insonne cronica. Il dato servirà tra poco.)

Quando finalmente mi hanno consegnato la casa, ho chiamato l’architetto per fare una serie di cose che per me erano una priorità assoluta, specificando con attenzione “mi raccomando, tende e aria condizionata per ultime. Tanto farà come l’estate scorsa, una settimana di caldo e via. In quella settimana vado a Roma che ho l’aria condizionata, non ti preoccupare”. Tacistupidabiondina!

Morale: E’ l’estate più calda degli ultimi 150 anni, io già dormo poco di mio, poi con il caldo non ne parliamo e il tecnico dell’aria condizionata ha la prima disponibilità alla fine di settembre.

Poteva andare peggio? No, direte voi. Ah-ah! Avete scordato le campane, vero? Errore. Errore gravissimo. Perché un’insonne con la pressione 60-90 quando va bene che odia il caldo tanto quanto le sciampiste, quelli che dicono ‘plas’ (si dice plus, è latino!) e quelli che dicono “tra virgolette” mimando la frase con le dita modello minus habens, quando dorme? Se tutto va bene, al mattino. Generalmente tra le 4-6 e le 9-10.

Sempre che alle 8 non parta l’Ave Maria dal campanile che – guarda caso – è posizionato a 3 metri dalla finestra della camera da letto.

La prima mattina ho sorriso e mi sono detta ‘iniziamo la giornata in odore di santità, non può che essere un segnale positivo’; la seconda mattina ho sorriso e ho pensato ‘poteva andare peggio, avrebbero potuto suonarle alle 7′; la terza mattina ho chiamato la mia migliore amica un filo indispettita, che con il solito aplomb mi ha risposto “Non ti preoccupare Amole, dopo un po’ ci si fa l’abitudine e non le senti nemmeno più”. Solo che non ha specificato quanto dura il “po’”, santissima pazienza (per restare in tema). Il suggerimento successivo è stato “vieni a Roma, così dormi”; ma certo, e poi quando mi abituo?

E’ passato un mese e io non mi sono abituata. Non solo, con questo caldo l’insonnia è diventata fastidiosa. Sono le 4:39 e io sto pensando al da farsi quando avrò finito di scrivere questo post. Ma soprattutto, penso al fatto che tra tre ore e ventuno minuti parte l’Ave Maria a 3 metri dalla mia camera da letto.

Ora, la domanda sorge spontanea: Ma perché ogni volta che ho un colpo di fulmine in allegato mi devo beccare un pacco colossale?

dammi il tuo amore...

(O, in alternativa: Universo, piovimi la pazienza)

 

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