Ma io domani cosa mi metto? Possibile che mi riduca sempre all’ultimo momento? E poi, come siamo organizzati? Chi va a prendere chi? Arriviamo tutti da soli? In effetti l’organizzazione non è mai stata il nostro forte. Ci siamo sempre ritrovati tutti al posto convenuto all’ora giusta, più o meno. Come, non l’ho mai capito. Però ce l’abbiamo fatta.

Il mix funzionava, anche se siamo sempre stati il gruppo di amici più strampalato della terra. Io, Max, il Vale e la Lu ci siamo conosciuti una quindicina d’anni fa, lavoravamo insieme. Poi io e Max abbiamo cambiato azienda ma siamo rimasti in contatto. Una sera abbiamo organizzato un aperitivo al Bianco. Max è arrivato con Paul, un suo nuovo collega con cui aveva fatto amicizia. Io sono arrivata con Andre, un partner con cui lavoravo spesso. Nessuno di noi poteva immaginare cosa sarebbe successo da quell’incontro. Di fatto, Paul, Max e Andre sono diventati migliori amici. Paul è diventato la mia persona speciale. Il Vale l’equilibrio del gruppo. La Lu la parte colorata e controtendenza. Ci siamo allargati e siamo entrati gli uni nelle vite degli altri, siamo diventati amici senza accorgercene. Le nostre vite sono andate avanti in maniera indipendente, ci siamo persi e ritrovati non so quante volte. Ogni tanto ci incrociavamo, generalmente per caso, per poi salutarci come se dovessimo rivederci all’aperitivo e invece rincontrarci mesi o anni dopo. Più o meno. Perché poi alcuni di noi sono rimasti in contatto più o meno costante. Insomma, sono passati gli anni.

Tutti insieme non ci vediamo da una decina d’anni, fatti i conti. Domani sarà la prima volta, eppure mi sembra ieri che siamo andati a bere un aperitivo dopo il lavoro. La persona che non vedo da tanto è Andre. No, la Lu. E’ che io e la Lu ci sentiamo su Facebook ogni tanto, ci leggiamo, vediamo le foto. E’ come vedersi, no? Andre è il solito schivo, non mette molte foto e non parla molto di sé. Non lo vedo da tre o quattro anni, l’ultima volta ci siamo incontrati a una mostra. Di Paul, in effetti, non era una mostra a caso. L’avevo organizzata io, anche se eravamo a tre ore da Milano. Ma Andre non è il tipo da mollare un amico senza tifo, è venuto a trovarci e a vedere i quadri di Paul. Abbiamo cenato insieme e il clima era lo stesso, come se non ci vedessimo da mezz’ora. Max l’ho incontrato l’ultima volta qualche mese fa, era di passaggio a Milano. Abbiamo parlato di business come se fossimo nel solito ufficio. Ci sentiamo ogni tanto via Skype: 5 minuti di business e 20 di cazzeggio. Non cambieremo mai. Nel frattempo si è sposato; l’abbiamo saputo da facebook, più o meno. Tipico di Max, non ci siamo scomposti. Paul lo sento tutti i giorni, ad anni alterni. Ogni tanto non ci parliamo per un anno o due, poi torniamo a sentirci quotidianamente, poi ricominciamo ad ignorarci. Che due mica diventano amici speciali per caso, ci chiamiamo speciali per non autodefinirci ab-normal. A proposito, nel frattempo Paul, Max, il Vale e la Lu sono andati a vivere all’estero. In 4 posti diversi, naturalmente. Adesso sono tutti sullo stesso fuso orario, ma per un po’ di anni erano spanteganati: Paul in Asia, Max in Canada, la Lu in Gran Bretagna e il Vale a Zurigo. Io e Andre a Milano, ma tanto non ci sentivamo. Io e Paul avevamo i saluti di buonanotte per me e buongiorno per lui, Max non l’ho sentito per anni. Meno male che c’è facebook, che ogni tanto ti avvisa che stanno tutti bene e si stanno divertendo, si stanno sposando, stanno facendo bambini. La Lu si è sempre fatta sentire nei momenti clou, senza scordare un compleanno. Il Vale è stato la presenza costante e discreta: io scrivevo uno stato su facebook e lui lo commentava in privato. L’ultima volta l’ho incrociato a settembre alla stazione di Lambrate. Era di passaggio, veniva ogni due mesi a salutare mamma, sorelle e nipoti. Ma nel frattempo mi aveva suggerito Apple news per il giornale, il nome della nuova rubrica, mi aveva chiesto della casa nuova. Erano tutti lì lo stesso, saranno mica le distanze a scombinare gli equilibri?

Buffo pensare a tutti loro come se fossimo sempre un gruppo, ma non sono mai riuscita a scollegare l’uno dall’altro. Nemmeno adesso, che il gruppo non c’è più. Dove non sono arrivate le distanze, le vite, le scelte è arrivato il nonsocomechiamarlo. E’ arrivato il messaggio che non ti aspetteresti mai. Il Vale una mattina non si è svegliato. Non si è più svegliato. Un pugno in faccia. Quando Paul me l’ha detto non ci ho creduto, l’avevo sentito due giorni prima per gli auguri di compleanno. Ho scritto uno stato e ho aspettato il suo messaggio. L’ha sempre fatto, ha sempre fatto così. Io scrivevo uno stato e lui mandava un messaggio. Non è arrivato. Però non rispondeva sempre, non era mica uno stalker. Ho scritto dei pezzi che avrebbe commentato. Nessun messaggio. Ho chiesto suggerimenti, quelli non li salta mai. Niente, neanche lì. Arrivavano messaggi di mezzo mondo che mi davano la notizia. ‘Lo so’ continuavo a rispondere, tagliando corto. Io continuavo con gli stati e i pezzi. Rispondi, cazzo. Niente. Non rispondeva più. Allora era vero, non si era svegliato per davvero.

Domani alle due e mezza ci saremo di nuovo tutti. L’hanno riportato in Italia, torna a Milano. Alle due e mezza saremo lì a salutarlo. Senza capire cosa è successo, perché. Senza sapere come ci arriveremo, come siamo organizzati, chi va a prendere chi. Saremo lì a salutare il Vale.

E non so se sarà facile pensare agli aperitivi, i viaggi, le risate, i racconti, i consigli. Non so come sarà. Non riesco ad immaginarlo. Faccio ancora fatica a crederlo. Intanto, per non lasciare nulla di intentato ho scritto uno stato anche stasera. “Cosa scrivo nel pezzo di domani?” Magari stavolta risponde. Magari non è vero.

Ciao Vale.

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